cavolfiore

Orto

Coltivazione cavolfiore

La coltivazione del cavolfiore richiede la messa in atto di poche e semplici norme da rispettare, per poter contare su ortaggi gustosi e saporiti.

di Redazione

07 dicembre 2012

La coltivazione del cavolfiore: su quali specie puntare

La coltivazione del cavolfiore richiede la messa in atto di poche e semplici norme da rispettare, per poter contare su ortaggi gustosi e saporiti. Con il nome cavolfiore si indica, in realtà, la Brassica oleracea, varietà botrytis del cavolo, chiamata anche Crucifera in conseguenza della tipica simmetria a forme di croce dei suoi fiori, dotati di quattro petali. Si tratta di una pianta erbacea biennale con radice a fittone, le cui foglie presentano peculiari venature molto sporgenti. La parte commestibile viene chiamata palla o testa, e non è né un frutto né un fiore: si tratta semplicemente dell’ingrossamento dell’apice della pianta, unito alla ramificazione ripetuta del suo asse principale. I fiori del cavolfiore, invece, sono gialli e si sviluppano, riuniti in racemi, da peduncoli che partono dalla testa, mentre i frutti presentano semi scuri e tondi.

Cavolfiori precoci, cavolfiori tardivi e cavolfiori molto tardivi

A seconda del genere, si distingue tra cavolfiori verdi e bianchi, e inoltre tra varierà molto tardive, chiamate pasqualine, tardive, chiamate anche carnevalesche, e precoci, chiamate anche nataline, a seconda – evidentemente – del periodo di raccolta. Per quel che riguarda il cavolfiore precoce, la semina avviene a maggio e giugno in semenzaio, mentre a luglio e ad agosto va in scena il trapianto, adottando una distanza di circa sessanta centimetri, tra le piante e tra le file. Il cavolfiore carnevalesco, invece, viene seminato in semenzaio a metà giugno, trapiantato ad agosto e infine raccolto a febbraio. Anche i cavolfiori pasqualini vengono seminati a giugno: in questo caso, però, il trapianto viene effettuato a fine agosto, mentre si procede alla raccolta solamente ad aprile. È bene precisare che il trapianto deve essere eseguito maneggiando con la massima attenzione i semenzali di sei o sette settimane, muniti di almeno tre o quattro foglie. Affinché l’estrazione avvenga senza traumi e il più facilmente possibile, è consigliabile innaffiarli ventiquattro ore prima di eseguire il trapianto, e coprirli con la tela di sacco o con polietilene durante l’operazione in maniera tale da non farli disidratare.

La messa a dimora e il terreno

A proposito della messa a dimora, essa va compiuta su un terreno sufficientemente irrigato con un trapiantatoio il giorno prima, preoccupandosi di rendere i piccoli cavolfiori molto saldi nel terreno, compattandolo con le mani attorno ad essi, e quindi innaffiando con moderazione. Nel caso in cui il clima fosse piuttosto secco, si può riempire di acqua la buca di impianto. Vale la pena di precisare che il terreno prediletto dal cavolfiore si trova in una posizione aperta e soleggiata ma riparata; è compatto e ricco di acqua e nutrimento, e presenta valori di pH compresi tra 6.5 e 7.5. I cavolfiori non devono essere coltivati per due o più anni consecutivi nello stesso posto, anche se dopo tre anni si può riusare un’aiuola. Se possibile, il cavolfiore va collocato nella posizione in cui l’anno prima si trovavano i fagioli, così che si riesca a sfruttare la quantità di azoto rilasciare nel suolo dalle leguminose, e al tempo stesso impedire infezioni di ernia del cavolo, che potrebbero compromettere e danneggiare la coltura. Se tale infezione dovesse manifestarsi, prima di utilizzare nuovamente quell’aiuola dovranno passare sette anni. A proposito della concimazione, il terreno di semina deve ricevere il letame utilizzato per la coltivazione precedente; se così non fosse, deve comunque essere arricchito con letame maturo o compost, nella misura di un secchio per metro quadro. Inoltre, occorre un’ulteriore fertilizzazione prima della semina, con circa sessanta grammi di concime generico per metro quadro, prima di procedere al rassodamento e alla rastrellatura, che servirà a renderlo più fine. Il terreno di trapianto deve essere vangato due volte a seconda della precocità della specie.

La fertilizzazione: prodotti e tempi

Una fertilizzazione eccessiva rischia di dare origine a cavolfiori di qualità modesta. Trascorso un mese dal trapianto a dimora, il terreno deve essere innaffiato e irrorato con del solfato ammonico, in misura di trenta grammi ogni metro quadro: nel caso in cui si voglia realizzare una coltivazione biologica, la fertilizzazione può avvenire con macerato di ortica o farina di roccia. Come si può notare, la coltivazione del cavolfiore non richiede accorgimenti particolarmente impegnativi: occorre solo prestare attenzione al clima. In pratica, i cavolfiori precoci vanno coltivati nelle zone più fredde, così che non si corra il pericolo di gelate annose. D’altra parte, la protezione dal gelo per i cavolfiori tardivi e pasqualini può essere ottenuta ripiegando due o tre foglie spezzate sulla parte edule. La stessa procedura, per altro, può essere eseguita per conservare il colore bianco in presenza di raggi solari molto forti. Attenzione, invece, a non trascurare fertilizzazioni e irrigazioni: il rischio è quello di rallentare la crescita della pianta. Un consiglio: il cavolfiore cresce meglio se affiancato al sedano. Una volta effettuato il trapianto a dimora, la pianta deve essere irrigata con un decilitro di acqua al giorno fino a quando attecchisce, tenendo conto che ogni metro quadro necessita di diciotto litri.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra cavolfiore precoce, tardivo e pasqualino?
    Le differenze principali risiedono nei cicli di coltivazione e nei periodi di raccolta. I cavolfiori precoci, detti anche 'natalini', si seminano a maggio-giugno e si raccolgono d'estate. Quelli tardivi, o 'carnevaleschi', vengono trapiantati ad agosto per una raccolta a febbraio. Infine, i pasqualini si trapiantano a fine agosto e si raccolgono ad aprile. Questa distinzione permette di estendere la disponibilità dell'ortaggio lungo tutto l'inverno, scegliendo la varietà adatta al proprio clima locale per evitare danni da gelo o stress termici.
  • Come preparare il terreno e concimare il cavolfiore?
    Il cavolfiore predilige terreni compatti, ricchi di nutrienti e ben irrigati, con pH tra 6.5 e 7.5. È fondamentale apportare letame maturo o compost (un secchio per mq) prima della semina, integrando poi circa 60g di concime generico per mq. Dopo un mese dal trapianto, è necessario somministrare solfato ammonico (30g/mq) o, in bio, macerato di ortica. Evita eccessi di azoto immediato che riducono la qualità della testa. Non coltivare cavolfiori nello stesso posto per più di due anni consecutivi.
  • Quale rotazione colturale seguire per il cavolfiore?
    È cruciale non ripetere la coltivazione dello stesso ceppo Brassicacee sullo stesso appezzamento per due anni. L'ideale è posizionare il cavolfiore dove l'anno precedente erano cresciuti fagioli o altre leguminose, poiché queste rilasciano azoto utile al suolo. Inoltre, questa rotazione aiuta a prevenire l'ernia del cavolo, una grave malattia fungina. Se l'ernia si manifesta, il terreno deve restare improduttivo per almeno sette anni prima di ospitare nuovamente crocifere, per permettere al patogeno di esaurirsi.
  • Come proteggere la testa del cavolfiore dal sole e dal freddo?
    Per mantenere bianca e tenera la testa, specialmente nelle varietà tardive esposte a forte insolazione, puoi piegare due o tre foglie superiori spezzandole leggermente e legandole sopra la palla vegetale. Questo crea un'ombra naturale che impedisce l'insolazione (che ingiallisce la testa) e protegge dai raggi diretti. Durante i periodi di gelo intenso, questa stessa tecnica offre una leggera protezione termica. Assicurati di eseguire questa operazione solo quando la testa ha raggiunto le dimensioni desiderate.
  • Quando e come effettuare il trapianto dei semenzali?
    Il trapianto va fatto quando i semenzali hanno 6-7 settimane di vita e possiedono almeno 3-4 foglie vere. Prima di estrarli, annaffia abbondantemente il semenzaio 24 ore prima per ridurre lo shock radicale. Maneggia le piantine con cautela per non danneggiare le radici. Posiziona le piante distanti 60 cm tra loro e tra le file, compattando delicatamente il terreno intorno alla base con le mani per garantire stabilità. Successivamente, irriga moderatamente; in climi secchi, riempire la buca d'impianto d'acqua prima di mettere la pianta favorisce un attecchimento rapido.