Ma, come è nostra buona abitudine consolidata ormai da molto tempo, procediamo con ordine e iniziamo a comprendere quelli che sono gli elementi di base che più potranno esserci di aiuto e di sostegno nell’ambito della nostra disanima in merito alle case bioclimatiche. E, naturalmente, in maniera intuibile, il primo nostro obiettivo in un’occasione del genere è quello di chiarire le idee al nostro lettore affezionato attraverso la formulazione di una definizione di case bioclimatiche sintetica per le ben note ragioni di spazio ma pur sempre esauriente e sufficientemente chiara. E quindi possiamo comprendere come è giusto fare riferimento alle case bioclimatiche ogni qual volta pensiamo a quei fabbricati che sono pensati e progettati sulla base dell’ottimizzazione dei rapporti tra edificio stesso e ambiente circostante.
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E a questo punto possiamo iniziare ad operare una deduzione di fondo. Capiamo infatti che se l’obiettivo alla base del costruire sostenibile e della progettazione e realizzazione delle case bioclimatiche è quello di assicurare il rapporto migliore tra casa e ambiente circostante alla fine le case bioclimatiche non sono una grossa novità ma quasi un ritorno alle origini. Nei fatti accade che si ritorna a studiare quel rapporto tra ambiente e casa che una volta era obbligato a causa delle mancanze di fonti di energia moderne e di scarsezza di materiali e che oggi, invece, viene ricercato di proposito e con notevoli sforzi. Perché se una volta non vi erano le tecnologie oggi disponibili in commercio anche a costi accessibili utili a migliorare il livello di qualità della vita nelle nostre abitazioni, oggi, all’interno delle case bioclimatiche queste tecnologie non vengono scelte e si preferisce sfruttare al massimo la gestione passiva del microclima interno.
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