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Arredamento · Restauro

Come lucidare un mobile antico

Aggiornato il 18 luglio 20174 capitoli5 domande frequenti
Mobile che necessita di restauro

Restauro di un mobile antico

Per gli appassionati di antiquariato, ma anche per gli amanti delle cose belle, i mobili antichi hanno un fascino particolare. Spesso ci si diverte a cercare nuovi pezzi da aggiungere ad una collezione andando in giro per mercatini o scovando qualcosa in soffitta o in cantina. Non è raro trovare mobili di pregio dimenticati e abbandonati, magari in stato pietoso, tanto da non far pensare che possano avere un valore e tornare ad essere splendidi oggetti d'arredamento. Il restauro e la lucidatura dei mobili è un'arte molto importante; il restauratore è un po' falegname, un po' artista, ma anche uno storico perché conoscere la datazione del mobile serve a capire che tipo di restauro occorrerà praticare. Sicuramente egli è un estimatore dell'oggetto che tratta, considerata la pazienza e la dedizione che ci vogliono per fare un buon lavoro. Questo però non significa che non ci si possa cimentare nel restauro e relativa lucidatura di un proprio mobile antico, rispettando le principali regole del mestiere e preparandosi ad essere pazienti e tenaci. Per imparare come lucidare un mobile antico occorre principalmente un minimo di esperienza, e questa si acquista sul campo.

Come lucidare un mobile antico

Prima ancora di stabilire come lucidare un mobile antico bisogna esaminarlo in ogni sua parte e capire di quali cure ha bisogno. Può essere necessario consolidarne la struttura, se traballante, e spesso il legno ha bisogno di un trattamento anti tarlo. Il mobile va pulito con molta cura, prima di passare alla fase della lucidatura. Si può utilizzare un panno morbido, magari inumidito in acqua e sapone neutro. I cassetti devono essere estratti e puliti anch'essi e non bisogna dimenticare la parte posteriore e quella inferiore, anche girandolo sotto sopra. Un pennello a setole morbide può risultare molto utile per raggiungere punti nascosti e pulire bene eventuali intarsi. Quando il mobile è consolidato, trattato contro i tarli, perfettamente pulito e ricolorato se necessario, si arriva alla fase della lucidatura. Questa può essere a cera o a gommalacca. Anche nel caso di lucidatura a cera d'api, solitamente usata per legni dolci come olmo, abete o castagno, bisogna prima procedere con una lucidatura a gommalacca.

Preparazione della fase di lucidatura

La lucidatura a tampone, detta anche a stoppino o alla francese, prevede il passaggio sulla superficie del mobile di diverse mani di una soluzione di gommalacca diluita in alcool. Per stendere il prodotto sul legno ci si avvale di una pezzuola di lino o cotone che avvolge un panno di lana: questo è il tampone. Spieghiamo in dettaglio come lucidare un mobile antico. La gommalacca è la secrezione prodotta da una cocciniglia asiatica che serve a proteggere l'insetto. Viene venduta a scaglie o in soluzione liquida già pronta. Se in scaglie, bisogna scioglierle in alcool almeno a 94° nella proporzione di un etto per un litro di alcool per le prime mani della lucidatura, e più diluita nelle fasi finali. La pezzuola di lana va imbevuta nella vernice preparata, strizzata, avvolta nella tela di lino e, torcendo i lembi, si ottiene il tampone pronto per essere passato sul mobile. Questa è la parte che richiede molta attenzione, poiché il tampone deve scorrere sulla superficie del legno da un lato all'altro e tornando indietro, senza fermarsi e senza ripassare dove si è già passati. Quando il tampone si asciuga e oppone resistenza, si esce da un lato, si inzuppa e si riprende il percorso.

Lucidatura finale

Una volta terminata tutta la superficie, bisogna lasciare asciugare molto bene. Se l'aria è umida possono occorrere anche dei giorni. Solo quando risulta perfettamente asciutto, si passa a dare una seconda mano. Stavolta col tampone si disegnerà una sorta di numeri otto, seguendo gli stessi accorgimenti descritti in precedenza. La terza mano sarà data formando dei cerchi; in genere bastano 4-5 mani di prodotto per avere un buon risultato. I segreti che spiegano come lucidare un mobile antico in modo ottimale sono quelli di fare attenzione a passare tutta la superficie in modo uniforme, senza tralasciare spazi, ma anche senza passare due volte sullo stesso posto, e la perfetta asciugatura tra una mano e l'altra. Infine, l'ultima fase della lucidatura prevede la brillantatura, che si fa con una soluzione di gommalacca e alcool più diluita: un etto di scaglie in due litri di alcool. Si passa velocemente nel senso delle venature del legno con un tampone nuovo in tela fine e una leggera pressione, per ottenere una superficie lucida, brillante e vellutata.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra lucidatura a cera e a gommalacca?
    La lucidatura a cera d'api è generalmente indicata per legni porosi e dolci come olmo, abete o castagno, offrendo una finitura naturale ma meno protettiva. La lucidatura a gommalacca, invece, crea una pellicola dura e resistente, ideale per proteggere il legno e valorizzarne il colore. Spesso, per ottenere risultati ottimali sui mobili antichi, si inizia con una base di gommalacca per sigillare il legno, per poi eventualmente applicare cere successive. La scelta dipende dal tipo di legno e dalla desiderata finitura estetica e protettiva.
  • Come si prepara correttamente il tampone per la lucidatura?
    Il tampone, essenziale per la tecnica alla francese, si costruisce stratificando materiali diversi. Al centro si posiziona un piccolo panno di lana che verrà impregnato della soluzione di gommalacca e alcol. Questo nucleo viene avvolto da una pezzuola di cotone o lino, che a sua volta è coperto da un altro strato di tessuto più grosso. Una volta assemblato, il tampone va strizzato bene e i lembi di tessuto esterni vanno attorcigliati insieme per creare una forma compatta e sferoidale, permettendo una distribuzione uniforme del prodotto senza macchie.
  • Quanta gommalacca devo usare per preparare la soluzione?
    La concentrazione della soluzione varia in base alla fase di applicazione. Per le prime mani, si consiglia di sciogliere circa 100 grammi di scaglie di gommalacca in un litro di alcol a 94°. Man mano che si procede con le mani successive, la soluzione deve essere progressivamente diluita per evitare accumuli eccessivi e garantire una finitura omogenea. Per la fase finale di brillantatura, si utilizza una soluzione molto più diluita, tipicamente 100 grammi di gommalacca in due litri di alcol, applicata rapidamente nel senso delle venature.
  • È possibile lucidare un mobile senza togliere i cassetti?
    No, è fondamentale rimuovere tutti i componenti mobili come cassetti, ante e maniglie. Questo permette di pulire accuratamente ogni singola superficie, inclusi i lati interni e posteriori, evitando accumuli di sporco che potrebbero compromettere la lucidatura. Inoltre, lavorare sui cassetti separati facilita l'applicazione uniforme del prodotto e previene danni alle guarnizioni o ai meccanismi di scorrimento. Una volta lucidati e asciutti, i componenti possono essere rimontati solo dopo aver verificato la perfetta essiccazione della vernice.
  • Quanto tempo deve asciugare il mobile tra una mano e l'altra?
    L'asciugatura è critica per il successo della lucidatura. Dopo ogni mano di gommalacca, il mobile deve essere lasciato asciugare completamente; i tempi variano dalle ore ai giorni, dipendendo dall'umidità ambientale e dalla ventilazione. Attendere l'essiccazione totale evita che le mani successive si mescolino male, creando opacità o appiccicosità. Solo quando la superficie risulta perfettamente asciutta al tatto e priva di residui appiccicosi si può procedere con la mano successiva, iniziando con movimenti a otto e passando ai cerchi nelle fasi finali.

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