Posa autobloccanti

Tecniche

Posa autobloccanti

L’autobloccante è un parallelepipedo in calcestruzzo, di elevato spessore, che viste le sue caratteristiche di design, durabilità ed economicità, generalmente è impiegato per la pavimentazione di superfici esterne.

di Redazione

16 settembre 2013

Preparazione del piano di finitura

L’operazione consigliata, prima della posa dei masselli autobloccanti, è l’accertamento della capacità del terreno a sopportare le sollecitazioni cui la pavimentazione sarà sottoposta. Inoltre, occorre tenere conto del sottofondo a contatto con caditoie, chiusini e aree di riempimento dove sono posate le tubazioni, che dovranno essere compattate con cura. Esclusi i sottofondi utilizzati a scopo pedonale, la compattazione non deve essere affidata alle piastre vibranti, poiché queste agiscono a una minima profondità. La pavimentazione finita, per non favorire il ristagno d’acqua, deve avere la pendenza minima suggerita dell’1,5%. I manufatti, come le caditoie, i chiusini, le canalette e simili, vanno messi allo stesso livello del pavimento, considerando che si avrà un calo di 3-5 millimetri per le sollecitazioni cui sarà sottoposto. Nel caso in cui la pavimentazione sarà destinata a ricevere traffico di veicoli, è di primaria importanza realizzare, come contenimento laterale, cordoli in calcestruzzo. I cordoli devono essere posti prima della pavimentazione e adagiati su un piano in calcestruzzo. Altro elemento di cui tenere conto nella preparazione del piano di finitura, è la posa del geo tessuto, con i compiti di separare gli strati e distribuire i carichi. Le posizioni possibili in cui sistemare il geo tessuto sono due: sulla fondazione, prima di costruire la massicciata, oppure sul sottofondo, dove sarà posta la sabbia di allettamento.

Stesura della sabbia di allettamento

Il piano di allettamento deve essere realizzato con sabbia alluvionale o derivata dalla macinazione di roccia con alta resistenza meccanica. Si può fare ricorso anche a leganti come il cemento, evitando però la sua stesura superficiale sulla sabbia ma, invece, mescolato a essa senz’acqua, per avere un piano di allettamento rigido. Sconsigliata invece la posa di sabbia sulla malta di cemento, soprattutto se la pavimentazione è destinata al traffico di veicoli. La prima caratteristica vincolata è lo spessore del piano di allettamento, che deve andare da 3 a 6 centimetri dopo la staggiatura e, in assoluto, la pendenza non deve essere realizzata modificando l’altezza dello strato stesso. Un maggiore spessore va considerato nel caso di sottofondi in calcestruzzo o con uso di cemento, mentre quello minore è consigliato per sottofondi con materiali non legati. Infine la staggiatura, che si può realizzare in due modi: con la precompattazione, per la quale si avvia la stesura della sabbia che sarà compattata con la piastra vibrante, e poi si crea un altro strato di 1,5 centimetri e si staggia; questo metodo è adatto per pavimentazioni che devono sopportare carichi consistenti. Il secondo modo, al contrario, prevede che la sabbia sia compattata una volta terminato di posare gli autobloccanti. Da ricordare che con temperatura sotto 1° la staggiatura non potrà essere praticata.

Posa in opera degli autobloccanti

Pronto il piano di allettamento si posano i masselli autobloccanti. La loro disposizione varia in funzione del tipo di autobloccante usato e dalla destinazione d’uso del pavimento. Dove transitano i veicoli, è consigliabile la posa a spina di pesce, a 45° dalla direzione di marcia. Generalmente, i masselli hanno dei distanziatori sulle facce laterali, per mantenere una via di fuga di dimensione costante. Se, invece, gli autobloccanti non ne sono forniti, occorre assicurare un’apertura del giunto di massimo tre millimetri. Per assicurare una colorazione uniforme, si raccomanda di utilizzare masselli prelevati da non meno di tre confezioni distinte. La posa maggiormente praticata è quella manuale, che assicura l’accuratezza di colori e geometrie diverse, però si deve fare attenzione ai giunti tra i diversi piani per mantenere la continuità nel pavimento. Per questo, si devono sistemare i piani in modo sfalsato, regolando spesso la dimensione dei giunti con fili di riferimento. Durante la posa dei masselli, è bene curare le finiture del pavimento quando viene a contatto con caditoie, chiusini o simili, anche se di massima, come drenaggio, è meglio installare una canaletta. Infine, nel caso si debbano usare malte cementizie, per sigillare un manufatto che deve essere posato nell’ultima fila di autobloccanti, queste devono essere additivate, in modo che non si creino fessure o rotture a causa di piccoli spessori o insufficiente consistenza della malta.

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Domande frequenti

  • Qual è la pendenza minima necessaria per evitare il ristagno idrico durante la posa delle autobloccanti?
    Per garantire un corretto drenaggio delle acque piovane e prevenire il ristagno, la pavimentazione finita deve presentare una pendenza minima dell'1,5%. È fondamentale rispettare questa inclinazione durante la fase di preparazione del piano di allettamento, senza modificare l'altezza dello strato di sabbia per creare dislivelli artificiali. Questa accortezza protegge l'integrità del manto stradale nel tempo, evitando danni causati dall'accumulo di acqua stagnante che potrebbe infiltrarsi negli interstizi e destabilizzare il sottofondo.
  • Come si posano correttamente le autobloccanti in aree soggette al transito veicolare?
    Nelle zone destinate al passaggio di veicoli, la posa più indicata è quella a 'spina di pesce', orientata a 45 gradi rispetto alla direzione di marcia, per migliorare la stabilità strutturale. È essenziale prevedere cordoli laterali in calcestruzzo, posati prima dei masselli su un piano dedicato, per contenere il manto e resistere alle spinte laterali. Inoltre, i giunti tra i blocchi non devono superare i 3 mm se privi di distanziatori integrati, e la sabbia di allettamento richiede una precompattazione rigorosa per assorbire i carichi dinamici senza assestamenti differenziali.
  • Quando è necessario utilizzare il geotessile e qual è la sua funzione principale?
    Il geotessile svolge una doppia funzione cruciale: separare gli strati granulometrici del sottofondo per impedire il mescolamento indesiderato e distribuire uniformemente i carichi gravanti sulla pavimentazione. Può essere posizionato in due punti specifici: direttamente sulla fondazione naturale prima della costruzione della massicciata, oppure sopra il sottofondo compatto, immediatamente prima della stesura della sabbia di allettamento. Il suo impiego è particolarmente consigliato per aumentare la durabilità del manto, specialmente in presenza di terreni instabili o carichi elevati.
  • Quale tipo di sabbia e spessore sono richiesti per il piano di allettamento?
    Il piano di allettamento deve essere realizzato con sabbia alluvionale o derivata dalla macinazione di rocce dure, garantendo alta resistenza meccanica. Lo spessore finale, dopo la staggiatura, deve variare tra i 3 e i 6 centimetri: si preferisce uno spessore maggiore (vicino ai 6 cm) per sottofondi in calcestruzzo o armati, mentre uno inferiore è sufficiente per sottofondi non legati. In alternativa, si può usare sabbia mista a cemento secco (senza acqua) per ottenere un piano rigido, evitando assolutamente di posare i masselli su malta cementizia fresca, specialmente sotto carico veicolare.
  • Come garantire l'uniformità cromatica e la precisione geometrica durante la posa manuale?
    Poiché le autobloccanti possono presentare variazioni cromatiche naturali, è buona norma prelevare i pezzi da almeno tre confezioni diverse e miscelarle durante la posa per omogeneizzare il colore finale. Per la precisione geometrica, si consiglia la posa manuale che permette un controllo accurato. È vitale mantenere i giunti costanti (max 3 mm) e posare i piani in modo sfalsato, utilizzando fili di riferimento per verificare la planarità e la continuità del manto. Questo evita salti di quota e garantisce un aspetto estetico ordinato e professionale.