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Piante e Fiori · Alberi

Alberi secolari

Aggiornato il 25 novembre 20123 capitoli5 domande frequenti

Caratteristiche:

Sono varie le specie di alberi che riescono a superare anche i cento anni, e a classificarsi, addirittura, come “alberi millenari”. In questo caso, si tratta di veri e propri spettacoli della natura, poiché, con il passare del tempo, questi alberi assumono forme e dimensioni spettacolari, tanto da sembrare voler raccontare la storia che hanno visto a chi li guarda. Sono alberi molto imponenti, che spesso superano le decine e decine di metri, e ogni volta che gli si avvicina e li si guarda, sembra di star guardando un gigante. Offrono riparo a tantissimi tipi di animali: uccellini, scoiattoli, volpi ecc ecc, almeno se si trovano in montagna o in collina. Essi in genere sono gli stessi alberi che vengono definiti “giganti” o “monumentali”, poiché sicuramente gli alberi secolari sono anche longevi, giganti e monumentali a causa delle grandi dimensioni che hanno potuto acquistare col tempo. Inoltre, è più che noto che, in genere, sono gli alberi di grandi dimensioni che riescono a superare decine e decine di anni senza riportare grossi danni. Sicuramente, quando si parla di un albero “longevo” si pensa ad una longevità ben diversa di quella che viene attribuita agli umani, la cui vita massima si aggira intorno ai 100-110 anni. Gli alberi secolari possono superare anche vari secoli e rimanere intatti. Si dice che il primato della longevità spetti al mondo animale, ma sicuramente gli alberi secolari non sono da meno: spettacolare, ad esempio, è il fatto che si tratta di esseri viventi in grado di convivere con parti morte di se stessi, che continuano a far parte di essi, ma che non vengono più alimentate. Tutto per la sopravvivenza. Sembra, guardando questi alberi, di star di fronte a delle divinità immortali, e a degli esseri che non sono dotati di parola, ma che sembrano trasudare una saggezza ben superiore rispetto alla nostra: la saggezza della natura, che riconosce le priorità dalle frivolezze e che riconosce la vita come unico bene inestimabile.

Alberi leggendari:

Tra gli alberi secolari che sono entrati nella leggenda non si può non ricordare il castagno dei cento cavalli. Sicuramente il castagno è una specie di albero in grado di vivere anche molto a lungo, ma quello di cui parliamo ha , secondo la tradizione, una storia particolare. Questo albero, ubicato nel parco dell’ Etna, è considerato il più grande e famoso d’Italia, e infatti è oggetto di uno degli atti di tutela naturalistica più antichi. Secondo molti questo castagno dovrebbe avere ben quattromila anni, quindi doveva trovarsi sul nostro pianeta già da millenni quando l’ impero romano si dette alle sue famose conquiste. Le prime notizie storiche sul Castagno dei Cento Cavalli, infatti, sono documentati dal XVI secolo, quando ne parlò Antonio FIloteo, mentre Pietro Carrera lo descrisse ne “Il mongibello” come un albero maestoso “capace di ospitare nel suo interno trenta cavalli”. Risale al 1745 il primo atto con il quale si tuttelava istituzionalmente il Castagno dei Cento Cavalli. Ma perché quest’ ultimo viene così chiamato? In pratica, secondo la leggenda, Giovanna D’ Aragona, al ritorno da una battuta di caccia, si trovò bloccata da un temporale, e fu costretta a ripararsi sotto un grande castagno (quello in questione), che fu in grado di ospitare, sotto la sua chioma, lei e il suo seguito, composto da circa cento cavalieri con altrettanti cavalli, e sotto il quale, si dice, trascorse l’ intera notte in dolce compagnia di un bel cavaliere. Storia simile è quella del Platano dei Cento bersaglieri, un albero di dimensioni monumentali, e antichissimo, che si trova a Platano, una frazione di Caprino Veronese. Questo albero si dice che risalga al 1370, e oggi come oggi è il platano più grande d’ Italia, con un’ altezza superiore ai 25 metri e una circonferenza di circa 15, mentre la sua chioma ricopre una superficie di ben 300 metri. Esso è chiamato “platano dei cento bersaglieri” perché, secondo la tradizione, durante le grandi manovre estive dell’ Esercito Italiano nel 1937 ben cento bersaglieri facenti parte della stessa compagnia vi trovarono un nascondiglio, riparandosi fra le fronde, nelle cavità ecc ecc. Inoltre, secondo alcune fonti, nel 1944 le truppe tedesche, per evitare che i Partigiani potessero tendere agguanti nascondendosi fra di esso, decisero di sfoltirlo.

Altri alberi secolari:

Un’ altro albero dalla storia particolare è sicuramente la quercia delle streghe, un albero secolare situato a Capannoni in provincia di Lucca. Si tratta di un esemplari di quercia che appartiene alla specie quercus robur. Si tratta di un albero la cui altezza è prossima di 24 metri, mentre il tronco ha una circonferenza di circa 4 metri e mezzo, e la sua chioma è di oltre 40 metri di diametro. Il tutto, per un’età approssimativa di ben 600 anni. La quercia delle streghe viene così chiamata perché si ritiene he un gruppo di strghe solesse tenere sui suoi rami i loro sabba, e quindi sarebbe questo il motivo per cui la chioma di questo albero si sviluppa soltanto in senso orizzontale. Un’ altra leggenda vuole che questa quercia sia quella dove il burattino Pinocchio avesse seppellito i suoi denari. Sempre legato alla storia di una strega sembra essere l’ Olivo della strega, un olivo secolare situato a Magliano, in Toscana, in provincia di grosseto. Si tratta di uno dei più vecchi d’ Italia e forse d’ Europa, per la sua età stimata sui 3.500 anni circa. Questo olivo ormai non è che un tronco rugoso malandato, ma ancora vivo e vegeto, che vive insieme ad altri ulivi, molti dei quali ultramillenari. E’ un ulivo pervaso di leggende, dal momento che, secondo la tradizione, streghe e stregoni avrebbero tenuto sotto le sue fronte i loro sabba, secondo altre fonti auguri ed aruspici avrebbero celebrato i propri riti alla sua ombra. Ma il suo nome è dovuto al fatto che sul suo tronco i potessero vedere, particolarmente in certe ore del giorno, delle figure o raffigurazioni , sul tronco e sui rami rugosi, e che raffiguravano , su un ramo centrale, la faccia butterata di un uomo o di una vecchia e, lungo tutto il tronco, la figura di un grosso gatto nell’ atto di arrampicarsi ,e un profilo di una donna dai capelli molto lunghi accanto ad esso. Di queste immagini, visibili fino agli anni 40 circa, ora esistono delle foto. Il vecchio tronco ormai è un monumento che si sta sgretolando attaccato dalla lupa e dall’ incuria degli uomini.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra un albero secolare, un albero longevo e un albero millenario?
    La distinzione principale risiede nell'età e nelle dimensioni. Un albero secolare è generalmente definito tale quando supera i cento anni di vita, mostrando spesso una crescita rallentata ma stabile. Quando l'età si protrae per diversi secoli o oltre il millennio, si entra nella categoria degli alberi millenari, considerati veri e propri spettacoli della natura. Spesso questi termini sono associati a definizioni morfologiche come 'giganti' o 'monumentali', poiché per raggiungere tali età gli alberi devono aver sviluppato dimensioni imponenti, altezze elevate e tronchi massicci capaci di resistere ai decenni senza subire danni irreparabili. La longevità arborea supera di gran lunga quella umana, permettendo a questi esseri di accumulare una storia visibile nella loro struttura.
  • Come fanno gli alberi secolari a sopravvivere nonostante abbiano parti morte all'interno del tronco?
    Gli alberi secolari dimostrano una straordinaria capacità di adattamento biologico, riuscendo a convivere con tessuti morti che rimangono integrati nella loro struttura fisica. A differenza degli organismi che eliminano le parti necrotiche, gli alberi mantengono il legno morto come supporto strutturale, proteggendo i tessuti vitali situati sotto la corteccia e nel cambio vascolare. Questa strategia permette loro di raggiungere altezze notevoli e di resistere a condizioni ambientali avverse per secoli. Il cuore dell'albero, pur essendo morto e non più nutrito, continua a svolgere una funzione meccanica essenziale, consentendo all'essenziale vitale di prosperare nonostante l'invecchiamento evidente della pianta.
  • Chi è il Castagno dei Cento Cavalli e quanti anni ha?
    Il Castagno dei Cento Cavalli è un albero leggendario situato nel Parco dell'Etna, in Sicilia, ed è considerato uno dei più grandi e antichi d'Italia. Sebbene le prime testimonianze scritte risalgano al XVI secolo, la tradizione popolare stima la sua età in circa quattromila anni, rendendolo contemporaneo all'Impero Romano. Fu tutelato istituzionalmente già nel 1745. Il nome deriva dalla leggenda secondo cui la regina Giovanna d'Aragona, rifugiatasi sotto la sua chioma durante un temporale, vi ospitò sé stessa e il suo seguito di cento cavalieri e centocavalli per tutta la notte. Oggi rimane un simbolo di grandezza naturale e storica.
  • Cosa rende speciale il Platano dei Cento Bersaglieri a Caprino Veronese?
    Situato a Platano, frazione di Caprino Veronese, questo platano è il più grande d'Italia e risale probabilmente al 1370. È celebre per le sue dimensioni monumentali: supera i 25 metri di altezza, ha una circonferenza di circa 15 metri e una chioma che copre 300 metri quadrati. Il soprannome 'dei Cento Bersaglieri' nasce da un episodio storico del 1937, quando cento soldati italiani si nascosero nelle sue cavità durante le manovre estive. Nel 1944, le truppe tedesche decimarono parte della vegetazione per impedire ai partigiani di usarlo come copertura, un evento che ha segnato la sua storia recente e ne ha aumentato il valore simbolico.
  • Perché la Quercia delle Streghe a Lucca ha una forma così particolare?
    La Quercia delle Streghe, situata a Capannoni in provincia di Lucca, è un esemplare di *Quercus robur* di circa 600 anni, alto 24 metri con una chioma larga oltre 40 metri. La sua caratteristica forma orizzontale della chioma è legata a due leggende principali. La prima narra che le streghe tenessero i loro sabba sui suoi rami, costringendola a espandersi lateralmente. Una seconda leggenda collega l'albero a Pinocchio, che secondo il racconto avrebbe sepolto i suoi tesori proprio lì. Nonostante le storie fantastiche, la forma è il risultato di secoli di crescita naturale e adattamenti ambientali, diventando comunque un'icona culturale e naturalistica della zona.

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